Simulare la fotografia analogica con le digitali può renderci fotografi migliori: ecco come in 5 semplici passi

gennaio 21, 2013 1 Comment »




La rivoluzione digitale che ha travolto il mondo della fotografia da una decina di anni a questa parte, ha reso molto più accessibile e “facile” la fotografia.

Chi è abituato al digitale si troverà smarrito e insicuro nel fotografare con una fotocamera a pellicola; al contrario una persona abituata all’analogico non troverà alcuna difficoltà e sicuramente farà la foto bene al primo colpo, senza nemmeno dover guardare lo schermo.

Veniamo al punto dell’articolo. Simulare l’uso di una macchina a pellicola, sulle nostre digitali, senza dubbio può aiutarci a  migliorare sotto qualsiasi aspetto della fotografia.

All sizes   Film Roll   Flickr   Photo Sharing

Vediamo come in alcuni semplici passi:

1) Diamoci un limite di scatti:  ogni rullino può scattare al massimo 24 o 36 fotografie.

Cerchiamo di simulare l’analogico in questo senso, non facendo più di quel numero di fotografie durante una sessione o uscita. Ancora più “radicale” sarebbe dotarsi di una vecchia SD da 512mb oppure 1gb.  Considerate le dimensioni dei file raw attuali, un giga dovrebbe contenere circa una trentina di fotografie.

Non usiamo la raffica: solo le analogiche più evolute permettevano di scattare con raffiche molto veloci; l’analogico “puro” prevede uno scattare tranquillo, con alcuni secondi tra uno scatto e l’altro. Così da eliminare il vizio di sparare raffiche a caso e scegliere lo scatto migliore, in maniera piuttosto pigra e “diseducativa” davanti al pc con calma.

In maniera simile, evitiamo i sistemi di braketing dell’esposizione o altri parametri.

2) Scegliamo i parametri giusti prima di scattare: tempi, iso, diaframmi, eventuali compensazioni dell’esposizione. Se scattiamo in manuale, teniamo conto dell’informazione dell’esposimetro, che di solito si attiva alla leggera pressione del pulsante di scatto. In funzione dell’informazione ricevuta, muoviamo le ghiere per sistemare tempi/diaframmi oppure eventuali compensazioni. Cerchiamo di memorizzare alcune “terne famose” di parametri, in condizioni tipiche di scatto, ad esempio aiutandoci con la regola del 16.

3)Non guardiamo compulsivamente gli scatti appena fatti. L’ideale sarebbe non visualizzare proprio le foto sullo schermo della fotocamera così da simulare esattamente la fotografia analogica, in cui manca del tutto il feedback immediato. Spulciando nei menù dovreste riuscire a disabilitare la funzione di anteprima automatica. Per il resto basterà non entrare nella galleria durante lo shooting, ma se proprio non resistete, appena rivisto lo scatto cercate di ragionare sui vostri errori e di ripetetelo solo una volta, con le dovute correzioni.

Piccola curiosità, in inglese esiste il termine “chimping” per indicare con disprezzo e ironia il vizio di visionare immediatamente le foto appena fatte. Il termine viene dalla parola scimpanzè: le espressioni e i versi di questo animale sono molto simili a quelle fatte dal fotografo alla visione delle proprie foto. Sono nati blog e pagine che raccolgono foto di fotografi beccati a fare chimping, tra i quali non mancano alcuni professionisti del settore.

4) Usiamo l’autofocus e fidiamoci di lui. Questo perchè le digitali moderne non sono proprio pensate per essere usate con ottiche manuali. La mancanza di aiuti come lo stigmometro, e più in generale la mancanza di luminosità e chiarezza dei mirini, rende la messa a fuoco in manuale molto imprecisa anche per un fotografo con l’occhio di una lince. Usate l’autofocus della vostra ottica senza remore, oppure eliminate del tutto il problema scattando in iperfocale. Ovviamente questa cosa non è applicabile alla fotografia ritrattistica oppure sportiva. Ma è invece molto adatta alla street o al paesaggio.

5) Non esageriamo con la post produzione: anche in camera oscura si possono fare molte modifiche, ma di solito ci si limita a leggere correzioni di esposizione e contrasto.  La modifica del bilanciamento del bianco o saturazioni selettive dei colori sono aiuti diseducativi:  imparare a far risaltare un soggetto senza l’uso di queste piccole magie digitali riflettendo e imparando a riconoscere differenti tipi di illuminazione e colore sul campo ci farà crescere notevolmente.

Perchè vale la pena ricordarlo l’ennesima volta, una foto realizzata bene al momento dello scatto non potrà mai competere con una foto scattata male e “sistemata” con Photoshop.

Photo Credits: Old One Eye

Ti potrebbe interessare anche

  • Antonino

    Ma non sarebbe il caso di consigliare di imparare a fotografare seguendo un semplice corso di fotografia, visto che l’apparecchio da solo non è sufficiente?

    Una volta si portavano le pellicole dal fotografo e questi recuperava l’inquadratura, l’esposizione, ecc. La foto la faceva praticamante il fotografo di fiducia; ma l’utente non lo sapeva e si riteneva bravo.
    Quanti sono entrati in una camera oscura per vedere quanti imbrogli facevano gli stampatori per nostro conto? Si chiamava “fine art”, quindi sembrava “finemente” meno intensiva. Invece! Mascherature, bruciature, montaggi, viraggi, pseudorilievo. C’era già tutto l’analogico, ma solo un po’ più difficile!

    Quante linee cadenti raddrizzate! Quanti tagli!

    Da orizzontale a verticale, e viceversa!

    Cordiali saluti
    Antonino Tutolo